Ritualità

Settimana Santa

Ogni anno ad Assisi il Cristo crocifisso viene calato dalla croce col rito della Scavigliazione, ed esposto su un cataletto per il bacio dei fedeli. In una confusione di folklore sacro persone di ogni età si accalcano, per poggiare le labbra sul quel prezioso legno scolpito. Non una sola volta ma per l’intera durata della ritualità della Pasqua assisana, il Cristo viene accarezzato e baciato. Lo baciano le suore di clausura, in cerchio una alla volta, quando viene portato in processione la mattina di buonóra. Lo baciano gli anziani ed il personale della casa di riposo; continuano a ricoprirlo di fi ori e baciarlo i fedeli, quando resta tutto il giorno nella chiesa inferiore di San Francesco. Quando al tramonto le ombre si allungano e comincia a calare la sera, si prova la sensazione che anche la devozione stessa si “allunghi” su tutte le persone che sono coinvolte. Anche l’Addolorata, portata a spalla, esce dalla Cattedrale di San Rufino per raggiungere il fiume e tornare indietro. Il buio ha conquistato la città, solo poche fiaccole illuminano la discesa di Maria, sette spade ondeggiano nel petto, i lampi dei flash rischiarano il silenzio, rotto solo ogni tanto da dei colpi di tamburo, prima uno e subito dopo due, tum...tum tum. Una breve sosta in Basilica per riposare le spalle doloranti dei cruciferi e dei portatori della statua, lungo la navata della chiesa solo un sottile brusio, chi prega, chi parla perché la “processione del Cristo Morto” è pure l’occasione per rivedersi. Sulla via del ritorno un nugolo di praticanti insegue il feretro, trascinando su per le vie di Assisi i propri figli affinché bàcino il Cristo. La salita è dura, come al Calvario, la stanchezza di due giorni pesa sulle spalle e si aggiunge alle croci di legno, al cataletto col Cristo e alla statua della Madonna. Echeggiano le litanie intonate dalla voce metallica del megafono, la sera è una lamentazione più forte della mattina, centinaia di persone sono state raccolte lungo la strada. Tutti, che siano donne e uomini di Chiesa o laici, rispondono alla preghiera con quell’andatura “oscillante” tipica di qualsiasi processione: il passo cadenzato dal canto e dallo scricchiolio ligneo della lettiga, come fossero le articolazioni di chi accompagna la salita. Il portone si spalanca, due braccia che accolgono madre e figlio. Ora la cattedrale straripa di persone, in un misto di odore di incenso, fede e fatica una massa informe circonda per l’ultima volta quel corpo disteso. Dalla mattina dopo tornerà sulla croce, osservando un via vai di cesti pieni di ogni cibo della tradizione pasquale, su cui il sacerdote darà la benedizione per il pasto della domenica di Resurrezione. La Passione di Assisi è un racconto che documenta un vissuto, dei sentimenti, un rito – sempre in bilico tra il sacro e profano – a cui si partecipa in maniera collettiva. 

La Passione di Assisi. Tra fede, folklore e tradizione

Bertoni editore, 2022



 

 

 

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